VASSILIKI ATHENA VAYENOU
INTERVISTA LORENZO BRUSCHINI
Vassiliki
A.Vayenou, storica dell'arte e curatrice indipendente, vive e lavora
fra Atene e Berlino. Si è formata a New York presso il Queens College e
l'Hunter College, specializzandosi in seguito presso il Courtauld
Institute of Art di Londra. Ha curato mostre d'arte in Grecia,
Germania, Norvegia e Belgio, scrivendo numerose recensioni, articoli per
artisti e cataloghi di mostre. Ha collaborato, fra gli altri, con il
Greek State Museum of Contemporary Art.
1- Il tuo progetto Viaggio a Hierapytna esamina aspetti del concetto di vita indistruttibile. Cosa rappresenta esattamente questa idea?

Ho
mutuato il concetto di vita indistruttibile dagli studi di Károli
Kerényi. Riguarda una riflessione sulle due differenti parole che nella
Grecia antica designano la vita: Bìos e Zoé. La parola Bìos indica la
vita finita, che termina con la morte. La parola Zoé indica la vita nel
senso più vasto, comprendente tutte le forme viventi (Zôa) e, più in
generale, la vita in quanto processo senza fine, che include le morti e
le nascite che si susseguono lungo le generazioni: attraversa il tempo
profondo ed è in questo senso indistruttibile. Ho lavorato a questi temi
nella valle di Amari sull`isola di Creta, alle pendici del Monte Ida,
la grande montagna - anche detta Psiloritis - che custodisce la più
importante grotta cultuale dell`antichità, dove per i Greci nacque Zeus,
e nei cui meandri Dante collocherà più avanti le sorgenti dei fiumi
dell`Inferno. In questo luogo sacro delle origini, studiando
l’etimologia dei vocaboli greci per presentarmi in modo coerente al mio
progetto agli uomini della valle - pastori e cacciatori dalla statura
possente e la fierezza di guerrieri, ancora oggi dediti alla coltura
della vite, dell`olio e del miele, uomini ospitali, ma che gli animali
temono in quanto forieri di morte funesta - ho vissuto e compreso nella
sua essenza originaria l`antica parola greca Zographos, termine che
indica il pittore. Composto di Zoé - la vita nella sua manifestazione
più ampia - e di Graphein - disegnare - questo vocabolo è giunto
inalterato nel greco moderno, ma non ha equivalenti dal punto di vista
etimologico nelle lingue occidentali, che hanno adotatto il latino
pictor. Il termine italiano pittore, come l’inglese painter, il francese
peintre, lo spagnolo pintor etc., insistono sull’aspetto manuale del
dipingere (rappresentare, ritrarre con i colori). Lo Zographos diviene
Pictor, l’abile creatore di immagini, ma - in virtù della dissociazione
dalla Zoé - diviene anche vulnerabile nei confronti del sistema
politico, religioso, culturale o economico di volta in volta dominante,
che nelle modalità più sottili ne guida o influenza le rappresentazioni,
come anche oggi accade. Di contro, il pittore in contatto con il suo
archetipo disegna la vita in quanto Zoé, il suo sguardo si volge verso i
territori più vasti della vita indistruttibile, panorami dello spirito
che includono la morte. In questo modo io sono pittore.
2- Il tuo libro d`artista è una forma di diario di viaggio in
cui hai rappresentato le impressioni, esperienze, emozioni e sogni che
hai avuto durante il tuo viaggio in Grecia. In un certo senso questa
pratica mi riporta alla mente quella di alcuni Europei filoellenici del
XIX secolo che testimoniarono la lotta della Grecia per l`indipendenza e
scrissero le loro memorie del paese. Vi sono alcuni suggerimenti circa
l’attuale situazione della Grecia nel tuo libro?
Il
mio libro d`artista è una forma di diario figurato in cui ho
rappresentato impressioni ed emozioni, esperienze visive coscienti e
oniriche, sottoponendole a un ulteriore processo di elaborazione di
natura pittorica. Due libri di viaggio che mi hanno incoraggiato nella
fase progettuale sono stati Italienische Reise di Goethe e Voyage en
Orient di Gérard de Nerval. Ma più di essi m`hanno ispirato lo studio
del greco antico, l`Odissea e soprattutto l`Iliade. Degli amici ellenici
ho ammirato la generosa, autentica ospitalità, come anche la tenacia,
la fierezza e il coraggio. E poi la propensione all’amicizia e
all’ascolto, qualità forgiate da un senso classico dell’armonia: credo
che queste caratteristiche identitarie siano precisamente greche, e ho
assistito in più di un`occasione alla nascita di nuovi promettenti
progetti, oggi come allora dibattuti nell’agorà di lontani villaggi,
oppure in deliziosi banchetti, cui fa seguito il dialogo, un oratore
alla volta, nello spirito platonico; così come ho potuto vedere e
ascoltare la forza della protesta, dal sentimento di coro tragico, in
schiere di giovani simili a soldati nel loro incedere ordinato e uniti
in un canto dalle antiche cadenze. Nel libro sono presenti disegni che
rievocano alcuni di questi incontri. D`altra parte, il mio compito è
consistito nella ricerca di un punto di vista archetipico e non
antropocentrico sulla natura dei luoghi che ho attraversato, un punto di
vista che, coniando dal greco antico una nuova parola, vorrei definire
in italiano zografico. Mi sono così proposto di viaggiare lentamente e
in solitudine attraverso la Grecia continentale e il Peloponneso fino
all`isola di Creta, per avere la libertà di cogliere, attraverso il
disegno, la vita in quanto Zoè.
3- Chi sono i protagonisti del tuo libro? Vi è una trama o un messaggio?

Nel
corso della preparazione del progetto ho disegnato una mappa di
riferimenti mitici e archetipici, concependo il libro d`artista come un
cahier dove testimoniare, lungo gli spostamenti e le soste, la loro
prossimità. E la ricerca s`è aperta nel segno del Serpente, affiorato
all’improvviso dall’acqua mentre meditavo sulle sponde di un lago.
Simbolo di morte e di rinascita (Ouroboros), il Serpente è l’animale
che, strisciando sulla terra, si trova con la Zoé nel rapporto più
intimo. Il Serpente è inoltre spiraliforme, come lo è la struttura del
Labirinto: entrambi i simboli rimandano a qualcosa di reale, di
estremamente vitale e mortale al tempo stesso. Fabbricando prima della
partenza il quaderno dalle pagine bianche, intuivo che sarebbe diventato
un`opera in sé e guardando ora all`intera successione di immagini, il
Viaggio a Hierapytna mi appare più chiaramente in questa luce:
protagonista del progetto è il linguaggio stesso del disegno, in quanto
forma sperimentale di relazione con la realtà. Fra i molti significati,
che per me si sono andati svelando, vorrei parlare dell`Ultimo sogno di
Creta, il disegno nel quale una misteriosa creatura mi uccide sullo
sfondo blu opalescente del cielo autunnale di Creta. L’esperienza del
viaggio dalle suggestioni arcaiche, il rischio interiore della ricerca,
protratta in solitudine nell’atelier animato dal fuoco e dal vento, mi
hanno permesso di intraprendere un`autentica versione psichica del mito:
così, giunto al termine della Danza nel cuore stesso del Labirinto, vi
ho conosciuto una Morte Simbolica.
4- Viaggio a Hierapytna è una narrazione che hai fabbricato con
l`aiuto della tua lunga ricerca su elementi del mito, dell`epica e della
poesia tragica - e della tua fiducia nella verità che può essere
trovata nei sogni. È una sorta di tentativo di riscoprire la loro
importanza e la loro rilevanza per le preoccupazioni contemporanee?

Il
mito, il sogno e la poesia sono a tutti gli effetti elementi della
realtà, essi sono essenziali allo sviluppo dell’intelligenza simbolica e
si prestano a essere chiavi di comprensione del passato, del presente e
anche del futuro. Se impiegati per indagare la vita, e non solo per
riconoscere la realtà nominale delle cose, essi sono anche ponti verso
un più nascosto universo archetipico, unitamente alle sfere dell`Eros e
dello stesso Logos. Purché si sia pronti a sondare la Psyché - in greco
l’anima - del mondo, di cui l’individuo è espressione. Sperimentare se
stessi come un`eterna speranza, creando spazio dentro di sé al di là dei
molteplici condizionamenti, e sensibilizzare il corpo, educando al
contempo lo sguardo alla complessità della visione: in questo modo
disegnare è per me un mezzo per accedere a un livello di coscienza più
profondo. Un processo in cui si consolida l’identità che sa di non
sapere...Posso dunque testimoniare l`importanza che il disegno ha avuto
nel mio percorso, generando una più immediata relazione con la Zoé e
ponendosi, attraverso il fare manuale, come una ginnastica interiore e
una tensione alla trasparenza, innanzitutto con me stesso: come insegna
la lingua greca, l`esercizio - anche nel pensiero - esige nudità. Su
queste basi gli elementi del mito, del sogno e della poesia tragica, che
ho approfondito nel tempo, hanno guidato l`esplorazione degli aspetti
interiori ed esteriori, visibili e invisibili del mio Viaggio a
Hierapytna.
5- Parte del tuo processo artistico ha incluso ridipinture e la
rimozione di alcune delle pagine oppure il loro attaccamento con la
colla. C`erano dei criteri specifici su cosa dovesse essere lasciato
visibile e cosa dovesse essere coperto per sempre?
Mentre
stavo completando il libro d`artista ho preso alcune decisioni. Ho
scelto di sacrificare molti disegni, che sono ora integrati nel libro,
incollati fra le pagine e non più visibili. Altri ne ho rimossi oppure
riadattati, sublimandone l`esperienza nel ricordo o in nuove forme e
immagini simboliche. Eppure, essi sono ancora dentro di me - e nel libro
- come una sorta di sentimenti segreti, una specie di inconscio
nell`inconscio che a tratti traspare. Li ho sacrificati assecondando il
mio istinto creativo, conferendo insieme una struttura più resistente al
manufatto artistico, ancora una volta secondo un principio greco:
quello dell`arte come Téchne.
6- Il tuo viaggio
a Creta ha avuto un triplice significato per te e per la tua
ispirazione artistica: geografico, storico e interiore. Ce ne parli?

Hierapytna,
affacciata sul Mar Libico, sorgeva sull`attuale Ierapetra
(sacra/pietra). Segnando da millenni il confine meridionale estremo
dell`Europa e della sua civiltà, essa incarna il valore simbolico di una
soglia. Ho concepito il viaggio come un percorso a ritroso verso quella
simbolica pietra sacra. Attraversando la Grecia continentale e il
Peloponneso fino a raggiungere Creta e i suoi confini rivolti all’Africa
e al Medio Oriente, ho visto svelarsi nella natura dei luoghi dal
simbolismo imperituro, nelle piante, negli uomini e negli altri animali,
le origini minoiche dell’Occidente. Muovendomi in solitudine,
unicamente via terra e via mare, ho intrapreso anche un viaggio dentro
me stesso, verso i miei confini interiori - in molti modi connessi con
quelli della mia civiltà d’origine. Ma l`identità, a ben vedere, non ha
confini: liberandomi delle mie stesse radici, sopravvivendo a questa
forma di auto-iniziazione, ho potuto scoprire una realtà più grande e
forse pericolosa, ma feconda. Nel cuore montuoso dell`isola di Creta,
specchio dell’anima dell’Occidente, ho lottato con il Minotauro che
abita il fondo labirintico dell’identità.
7- Come è stata la tua esperienza complessiva alla ArtAmari Residency?

La
ArtAmari Residency, l`istituzione di Creta che ha premiato il Progetto
Hierapytna dopo una selezione internazionale, mi ha permesso di portare a
compimento un`esperienza profonda, lungamente preparata nel mio
percorso artistico. L’atelier su due piani nella valle di Amari, dove ho
vissuto e lavorato sull’isola di Creta, è immerso in un paesaggio
mirabile, permeato di tracce dell`antica cultura minoica. Uno spazio di
lavoro funzionale per un artista, ma anche - all’esterno - un luogo
vasto e solitario da esplorare poeticamente. In questa bella valle
animata dal vento, dove la vite con l’uva cresce selvatica, rampicante
sui castagni, gli uliveti maestosi dai sacri esemplari plurimillenari
sono brulicanti di capre, uccelli e serpenti - e più in alto, verso lo
Psiloritis, volano grandi rapaci, aquile e avvoltoi. Il Monte Ida è
stato la mia costante fonte di ispirazione con i suoi colori
iridescenti, così come le meravigliose, profonde notti piene di vento e
di mistero.
8- Qual è il più problematico ideale che abbiamo ereditato dalla tradizione greco-romana?
Vorrei riassumerlo nell`esortazione delfica Gnôthi Seautón:
conosci te stesso. A Delfi, dove il tempo è immobile e la splendida
natura verticale del paesaggio è un tutt’uno armonico con l`architettura
petrosa del tempio, tutto concorre e predispone alla discesa in se
stessi e all`introspezione, all`ascolto interiore e alla meditazione.
Una profezia per l`Occidente, e insieme un percorso di ricerca ancora
incompiuto.

Ripetutamente ho visto Dioniso. E quando per alcuni giorni il Monte Ida è stato oscurato dal maltempo, con
tuoni e fulmini ed un vento ancora più impetuoso di prima - ché tutta la valle
pareva soggiogata - nella solitudine del mio
atelier ho incontrato il Minotauro. Ho visto Zoè, l'eterno
spirito della Vita, nell'abbraccio strettissimo, dolce e vischioso come
il Miele delle sue Api, della Signora del Labirinto. E anche nel volto e nei
gesti della donna anziana che porta quel nome (Zoe), intenta a ricamare con un
filo bianco - eterna Arianna - il simbolo minoico della Spirale, archetipo di vita
indistruttibile, nel villaggio di Axos sull'altro versante del Monte Ida,
passaggio obbligato verso la maestosa caverna cultuale - detta di
"Zeus" - che domina da millenni l'altopiano di Nida. Ma a Creta Zeus
e Dioniso sono stati nella più remota arcaicità un unico dio, forse lo
"Zagreus nottivago" di cui scrive Euripide nella tragedia "I
Cretesi". Lungo il viaggio ho trovato Amici e Nemici, ho mangiato e
bevuto, ho visto il Fuoco e Hierapytna, il Mar Libico in cui mi sono immerso
nudo. Infine, indeciso e rinchiuso per giorni nel Labirinto dell'Identità, come
Odisseo ho udito suoni melliflui più del canto delle Sirene di Patra e sono
dovuto risalire più indietro per non morirne... sino all'Arte della Guerra, e
allora sono stato Achille dal piede veloce... Frattanto ho continuato - e
continuerò - a meditare sugli archetipi ultimi, l'infante con le corna -
fanciullo mistico - Arianna / Aridela, forma grecizzata della Grande Madre
e archetipo femminile della generazione delle Anime, ed il Toro (il
Minotauro è la forma umanizzata del suo culto) fino al Grande Anonimo in
forma di Serpente.
Lorenzo Bruschini
(valle di Amari, Creta 2014
da una lettera alla curatrice Giuliana Stella)
Ebbene questi lampi, squarci di luce nella notte cobalto, sono
certamente divini e impressionanti. Da qui, da Delfi, protetti da Atena,
godiamo dello spettacolo luminoso senza proferire parola. Qui tutto è
superfluo. Il silenzio è la chiave.
Via da Delfi verso Tebe
ma qui lascio un poco
del mio spirito antico
libero le ombre
e lotto con la sfinge
e sono io stesso
la sfinge ed il nemico.
L'orizzonte
verso cui conduce,
come una linea di fuga,
la colonna antica
che ho visto in sogno
è Creta. Ma a Delfi...
una nuvola
mi è passata accanto
nel chiaroscuro che precede l'alba
e aveva come un segreto
linguaggio,
come il vento leggero,
a un tratto sibilante e
minaccioso,
che ieri fra gli arbusti
mi ha parlato di presenze
aeree...
Tutto questo è Delfi
la città dai due gatti simili a
sfingi,
che custodiscono - magri ed egiziani -
la splendida Auriga.
Lorenzo Bruschini (Delfi, 2014)